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Per lo sciopero generale e l’unità dei movimenti Scritto da Appello operaio 16 ottobre

Dopo Pomigliano anche Mirafiori non si piega

Hanno poco da festeggiare Marchionne e il padronato dopo l'esito del referendum a Mirafiori. Volevano il plebiscito ma hanno ricevuto un rifiuto maggioritario degli operai, gli unici che di quell’accordo pagheranno le conseguenze.

Il referendum passa solo per il voto degli impiegati e dei capi, che non vengono toccati dai disumani aumenti dei carichi di lavoro. Nonostante le pressioni e le minacce hanno ottenuto una vittoria di Pirro come a Pomigliano.

 

Marchionne capisce perfettamente che su queste basi quell’accordo è inapplicabile e che è impossibile espellere dalla fabbrica la Fiom, che invece esce rafforzata considerando che il 46% ottenuto dal fronte del NO partiva da una base del 29% alle ultime elezioni Rsu.

Nel solco tracciato dagli operai di Pomigliano, anche Mirafiori ha dato un segnale forte che, se possibile, è un esempio ancora più netto del risveglio della classe operaia, visto che Torino è il simbolo della sconfitta che trent’anni fa servì a cancellare le conquiste dell’autunno caldo.

Tutti i cedimenti, l’autoritarismo, la repressione che da allora hanno segnato due generazioni in quella fabbrica oggi si trasformano nel loro contrario: c’è voglia di riscatto, di tornare al protagonismo operaio degli anni ’60 e ’70.

Dal sud al nord il segnale è chiaro: solo con la lotta possiamo riprenderci quanto lasciato sul campo. I lavoratori non sono soli, come hanno dimostrato gli studenti il 14 dicembre e i migranti di Brescia e Milano. I padroni vogliono farci pagare la loro crisi, vogliono sindacati sottomessi in fabbrica, una scuola d’élite e demolire lo stato sociale, ma hanno fatto male i conti. Per la prima volta da tempo si apre una prospettiva di lotta che può unire tutti i settori oppressi della società.

Marchionne col suo piano, e il governo con il collegato lavoro e tutti gli “accordi” con cui in questi anni hanno tentato di rendere tutti precari, ci dicono che la falsa divisione tra lavoratori “garantiti” e precari oggi non esiste più. E i metalmeccanici della Fiom rappresentano l’ultimo ostacolo da abbattere, dopo l’espulsione della sinistra dal parlamento e la sottomissione dei vertici di Cisl e Uil.

A noi invece serve una società dove la ricchezza prodotta dai lavoratori venga redistribuita e messa al servizio della collettività, dove tutti possono lavorare e condurre una vita dignitosa. Una società che i padroni non possono darci.

Per questi motivi, le mobilitazioni della Fiom e lo sciopero del 28 gennaio, dopo l’oceanica manifestazione del 16 ottobre, sono tappe decisive che indicano a tutti gli sfruttati in quale direzione proseguire. Ci vuole lo sciopero generale di tutti i lavoratori e le lavoratrici, uniti contro i padroni e il governo, come primo momento di unificazione di tutte le lotte. Ma i vertici della Cgil resistono a questa ipotesi e si mostrano totalmente inadeguati, illudendosi che ci siano padroni illuminati disposti a condividere profitti e a concedere diritti e di poter rientrare all’ovile del sindacalismo filopadronale di Cisl e Uil con un nuovo patto sulla produttività. Per questo sono nervosi di fronte all’iniziativa della Fiom che ha dimostrato di essere ben connessa agli umori più profondi prevalenti nella classe.

Quella del conflitto è una strada obbligata che però può essere efficace solo con una piattaforma rivendicativa in grado di unificare tutti i settori sfruttati: insieme alla lotta perché la Fiom riconquisti un contratto nazionale avanzato per tutti i metalmeccanici è necessario costruire una vertenza generale che sappia unire gli studenti agli insegnanti contro la riforma Gelmini, che promuova il salario garantito e il permesso di soggiorno per tutti gli immigrati, sottraendo precari e disoccupati dal ricatto dei padroni, contro gli effetti nefasti della legge 30.

La disoccupazione si combatte con la riduzione dell’orario di lavoro e un salario realmente adeguato alle necessità, opponendosi alle delocalizzazioni, con la nazionalizzazione delle aziende che i padroni vogliono chiudere per andare altrove a fare profitto. Per un nuovo intervento pubblico nell’economia gestito e controllato direttamente dai lavoratori.

In questo momento l’opposizione in piazza la fa la Fiom, ma questo non è sufficiente: la mancanza di una sponda politica è ormai un problema non più rinviabile, sosteniamo la Fiom nella lotta ma proponiamo anche che a partire dalla forza che sa mettere in campo nasca il percorso per un partito o un polo della sinistra di classe, fuori dalle logiche governiste, capace di unire tutte le forze disponibili con la prospettiva di uscire dal capitalismo e dalla sua crisi. Ci rivolgiamo per questo a tutte le forze politiche, sindacali, associative, ai singoli militanti di sinistra che in questo referendum si sono schierati per il NO per lavorare a questa prospettiva oramai non più rinviabile.

Gli schieramenti che si sono determinati a Pomigliano e Mirafiori sono gli stessi che fanno da spartiacque nella società: da una parte con il SI chi pensa di scaricare la crisi sulle classi subalterne, dall’altra con il NO chi si batte per rovesciare i rapporti di forza nel paese perché a pagare siano le grandi concentrazioni di ricchezza che si sono accumulate negli ultimi 20 anni sulla testa dei lavoratori.

Oggi grazie ai lavoratori di Pomigliano, Melfi, Mirafiori comincia la riscossa delle classi oppresse di questo paese.


Primi firmatari:

Domenico Loffredo (Rsu Fiom, Fiat Pomigliano), Matteo Parlati (Rsu Fiom, Ferrari Modena), Giuseppe Violante (Rsu Fiom, Maserati Modena), Giovanni Rivecca (operaio Sata Melfi, direttivo regionale Fiom Basilicata), Paolo Brini, Antonio Santorelli (Comitato Centrale Fiom Cgil), Paolo Grassi (direttivo nazionale Nidil Cgil), Samira Giulitti (Rsa Fisac Direct Line Milano, direttivo nazionale Fisac Cgil), Mario Iavazzi (direttivo nazionale Fp Cgil), Diana Terzi (direttivo nazionale Flc Cgil), Ezio Casagranda (direttivo nazionale Filcams Cgil, segretario Filcams Trento).

 

Scarica questo appello in formato Pdf


Info: 3392107942

Per adesioni: appelloperaio16ottobre@gmail.com

FacebookAppello operaio per la manifestazione del 16 ottobre

 

DDL 1167: COLLEGATO AL LAVORO

 

La sera del 19 ottobre, dopo appena due giorni di discussione, la Camera ha approvato senza ulteriori modifiche il famigerato “collegato lavoro”, conosciuto anche come ddl 1167, o come ddl 1441 (a seconda del ramo del Parlamento). Il disegno di legge conclude quindi definitivamente la sua lunga gestazione con la firma, stavolta obbligatoria, del Presidente della Repubblica, ed entrerà in vigore a stretto giro.

Curiosamente, nessun quotidiano in questi giorni dedica spazio alla questione, che pure è destinata ad avere molti più effetti per molti più italiani rispetto al Lodo Alfano che imperversa su TV e giornali. Quali effetti? Vediamoli.

Certificazione dei contratti e clausole arbitrali

È rafforzata la pratica, già prevista dalla “Legge Biagi” ma fino a oggi pressoché inutilizzata, della certificazione dei contratti. In pratica le parti possono chiedere che una commissione appositamente istituita accerti, anche preventivamente, che il contenuto del contratto di lavoro corrisponda alla reale natura del rapporto, con l’accordo del datore di lavoro e del lavoratore. Quanto il lavoratore sia davvero spontaneamente d’accordo e non invece costretto dalla necessità di ottenere o mantenere il lavoro, non c’è bisogno di spiegarlo. L’organizzazione di queste commissioni non a caso è affidata alla potente lobbydei consulenti del lavoro, che avrà “le funzioni di coordinamento e vigilanza per gli aspetti organizzativi”: le volpi che controllano l’organizzazione dei pollai.

Ma non solo: possono essere certificate allo stesso modo anche le clausole arbitrali che le parti (anche qui leggi: il datore di lavoro) potranno chiedere di inserire nel contratto alla fine del periodo di prova o, in mancanza di prova, dopo 30 giorni dall’inizio del rapporto. Le clausole arbitraliconsistono nell’impegno vincolante delle parti (qui leggi: del lavoratore) a rinunziare preventivamente a rivolgersi al Tribunale per eventuali controversie legate al rapporto di lavoro. Per salvaguardare i propri diritti, una volta violati, i lavoratori dovranno così recarsi da arbitri privati e non da giudici, con diverse conseguenze tutte a loro svantaggio: costi più alti e da anticipare almeno in parte, minori garanzie processuali, soprattutto la possibilità per gli arbitri di decidere sulla controversia “secondo equità”, e quindi anche in deroga alla legge e ai contratti collettivi.

Se non altro, la legge prevede che la clausola compromissoria non possa riguardare controversie relative alla risoluzione del contratto di lavoro. È sventata quindi, per questa volta, ogni minaccia per l’art. 18 dello Statuto: segno che le proteste della scorsa primavera sono servite a qualcosa.

Di sicuro però vive su un altro pianeta (il pianeta Confindustria forse) il segretario della CISL Bonanni il quale ha dichiarato che le clausole compromissorie vanno bene, dal momento che anche i lavoratori possono scegliere se accettarle o no. Come se fosse una “scelta” quella fatta con la pistola alla testa!

Più precari per legge

La nuova legge introduce per i casi di licenziamento un nuovo onere per il licenziato: non basta più impugnare il licenziamento entro 60 giorni, ma occorre anche che nei nove mesi successivi venga depositato in Tribunale il ricorso. Fin qui, tutto sommato, nulla di tragico.

La tragedia colpisce invece tutti i tipi di precari: a termine, “interinali” (tecnicamente: in somministrazione), a progetto, etc.. Se vogliono impugnare il loro contrattoper ottenere l’assunzione in pianta stabile, infatti, devono decidersi a farlo entro i 60 giorni successivi alla cessazione del rapporto.

È fin troppo facile immaginarsi i dubbi amletici di chi vive sotto il ricatto perenne del rinnovo: “Se impugno il contratto non me lo rinnovano più, ma se poi non lo rinnovano lo stesso e intanto non posso più impugnarlo?”

Attenzione! La norma entra in vigore subito per tutti, si applica ai contratti in corso e perfino a quelli già scaduti (in questo caso i 60 giorni partono dall’entrata in vigore della legge).

Non solo: le stesse decadenze, con analoghe conseguenze precarizzanti, si applicano anche per il caso di trasferimento(da impugnarsi entro 60 giorni dalla comunicazione del trasferimento stesso), di cessione d’azienda(60 giorni dal trasferimento), di appalti simulati(l’enorme galassia delle cooperative).

La ciliegina sulla torta è la norma che prevede, anche nel caso fortunato che un lavoratore riesca a ottenere la trasformazione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato, un tetto al risarcimentomassimo che il datore di lavoro può essere condannato a pagare. A prescindere da quanto tempo il lavoratore sia rimasto disoccupato per colpa del comportamento illegittimo del padrone, il risarcimento massimo sarà di dodici mesi di stipendio. La glassa sopra la ciliegina è che quest’ultima norma si applica pure alle cause in corso.

E adesso?

Fa specie che l’approvazione del disegno di legge sia rimasta praticamente sotto silenzio, mentre l’attenzione pubblica è distratta da specchietti per le allodole come il Lodo Alfano (vero, il Lodo Alfano è una porcheria, ma le priorità sono decisamente altre).

La prima necessità è che chi viene colpito dalla controriforma – tutti i lavoratori, e in particolar modo quelli precari – conosca la situazione: è indispensabile creare e diffondere informazione, con qualsiasi mezzo, da un lato per poter far valere i propri diritti in via individuale, dall’altro per poter organizzare una lotta efficace.

Una lotta efficace, all’altezza della violenza con cui il padronato cerca di sottrarci i diritti, non potrà passare per la Corte Costituzionale, come già sembra chiedere il Partito Democratico. La Corte Costituzionale (che interverrà comunque sicuramente a prescindere da ogni mobilitazione) potrà limare alcuni aspetti particolarmente stridenti, ma di sicuro non potrà modificare l’impianto sostanziale della legge: è bene sin d’ora non riporre alcuna speranza nei giudici né in alcun altro deus ex machina.

Soltanto la mobilitazione dei lavoratori, stabili e precari, può cambiare i rapporti di forza tra le classi, specialmente se saprà collegarsi alle lotte degli studenti (i precari di oggi e di domani) e soprattutto inserirsi nel percorso avviato dalla FIOM e dai tanti lavoratori in piazza lo scorso 16 ottobre.

Appello operaio per la manifestazione del 16 ottobre

Descrizione:
Con la Fiom sulla strada tracciata dagli operai di Pomigliano e Melfi

Come lavoratrici e lavoratori, militanti politici e di movimento pensiamo sia di importanza decisiva raccogliere l'invito della Fiom a manifestare a Roma il prossimo 16 ottobre.

L’attacco al diritto di sciopero, alle tutele, ai diritti fondamentali portato avanti da Federmeccanica, la controriforma Gelmini, i provvedimenti razzisti contro i migranti, l'ennesima finanziaria lacrime e sangue di Tremonti, l'attacco allo Statuto dei lavoratori e allo stato sociale, il blocco dei contratti dei dipendenti pubblici e in generale l'attacco al pubblico impiego fanno parte, di un piano generale per uscire dalla crisi assestando un colpo mortale alle classi subalterne.

Mentre banchieri e speculatori continuano a ricevere dai governi miliardi di euro per coprire le voragini dei debiti su cui si sono arricchiti per oltre un ventennio, avvoltoi di ogni risma si spartiscono la torta della “ricostruzione” dell'Aquila e lo smembramento delle principali risorse del paese.

Più di 600mila posti di lavoro sono andati persi nel 2009. Due milioni di persone sono sotto il livello minimo di sopravvivenza, più di un giovane su 4 è disoccupato (il 54% delle donne). Il terzo anno di crisi economica, al di là della propaganda del Governo, è forse anche il più disastroso, nel 2010 oltre 670mila lavoratori sono stati messi in cassa integrazione, la disoccupazione è destinata a superare i due milioni e mezzo di unità, il sistema industriale del paese viene raso al suolo.

La lezione di dignità e di coscienza di classe che ci viene dagli operai di Pomigliano, la partecipazione significativa negli scioperi generali del 25 giugno e del 2 luglio, l'importante mobilitazione alla Sata di Melfi in difesa dei tre lavoratori ingiustamente licenziati, ci dicono che padroni e governo non sono invincibili e che una risposta di classe è possibile. Tanto più che il governo Berlusconi è entrato in una crisi che sembra avere un carattere irreversibile.

Il problema è che a tutt’oggi non esiste a sinistra una chiara alternativa politica e sociale e la subalternità della cosiddetta opposizione parlamentare alle logiche del mercato ha raggiunto livelli mai visti in precedenza, lo stesso dicasi di Cisl, Uil e di una parte del gruppo dirigente della Cgil, che nella vicenda di Pomigliano (vera e propria cartina di tornasole dei reali schieramenti nella società) si sono accodati alla linea di Marchionne, del governo e di Confindustria.

La manifestazione del 16 ottobre può aprire un capitolo totalmente nuovo. Una mobilitazione di svolta che ponga fine al patetico teatrino della politica a cui assistiamo da troppo tempo per creare quell’alternativa che certo non è rappresentata dal Partito Democratico (e il cosiddetto Nuovo Ulivo). Per il Pd i richiami alla Costituzione hanno senso quando ad essere colpiti sono magistrati e giornalisti, ma si inabissano quando ad essere aggrediti sono i diritti di chi lavora, con le fabbriche che si trasformano in caserme e i centri di detenzione per gli immigrati che si allargano a macchia d’olio, anche grazie alle amministrazioni di centrosinistra.

Partecipiamo convintamente a questa manifestazione non solo per una scelta di parte, che ci vede a lato della Fiom e dei lavoratori della Fiat, ma anche perché a partire da questa manifestazione è possibile rilanciare un progetto più ampio teso alla ricostruzione di una alternativa per la fuoriuscita dal capitalismo e dalla sua crisi.

Un progetto che sia unitario ma che allo stesso tempo rompa con le logiche governiste e istituzionali, responsabili del fallimento della sinistra di questi anni e della sua frantumazione.

Il 19 giugno scorso la Fiat ha organizzato a Pomigliano una marcia dei capi, a favore del piano Marchionne che puntava a scimmiottare quella del 1980 dei “quarantamila”. Un tentativo patetico che è fallito miseramente.

Ma se la marcia dell’80 segnava una sconfitta storica che ha condizionato in negativo un’intera fase politica, da Pomigliano, da Melfi, dalla manifestazione del 16 ottobre può aprirsi una nuova stagione di lotte e di cambiamento per la tutela di diritti e la soddisfazione di bisogni, che per essere difesi devono essere svincolati dalle leggi del mercato e del profitto.

Primi firmatari:

Domenico Loffredo (Rsu Fiom, Fiat Pomigliano)
Mario Di Costanzo (Rsu Fiom, Fiat Pomigliano)
Stefano Birotti (Rsu Fiom, Fiat Pomigliano)
Matteo Parlati (Rsu Fiom, Ferrari Modena)
Giuseppe Violante (Rsu Fiom, Maserati Modena)
Dante De Angelis (Ferroviere Trenitalia delegato Orsa Rls licenziato e reintegrato)
Vincenzo Chianese (Rsu Fiom ex Ergom, indotto Fiat) 
Giovanni Rivecca (operaio Sata Melfi, direttivo regionale Fiom Basilicata)
Paolo Brini, Antonio Santorelli, Nicoletta Cibotti (Comitato Centrale Fiom Cgil) 
Paolo Grassi (Direttivo nazionale Nidil Cgil)
Samira Giulitti (Rsa Fisac Direct Line Milano, direttivo nazionale Fisac Cgil)
Mario Iavazzi (direttivo nazionale Fp Cgil)
Diana Terzi (direttivo nazionale FlcCgil) 
Ezio Casagranda (direttivo nazionale Filcams Cgil, segretario Filcams Trento)
Antonio Forlano (Rsu Ups Milano licenziato reintegrato direttivo Filt Lombardia)

Se condividi l'appello, scrivi a appelloperaio16ottobre@gmail.com

IL COLLEGATO LAVORO... I 10 PUNTI PIU IMPORTANTI

COME SOPRAVVIVERE ALLA RIFORMA DEL LAVORO Vademecum alle principali novita' del Collegato lavoro


PER IL DIRITTO AL LAVORO

PER I DIRITTI DEL LAVORO

 

SCIOPERO GENERALE


ASSEMBLEA PUBBLICA


VENERDI' 21 GENNAIO 2011 ORE 20.30

AUDITORIUM COMUNALE VIA MEDA,28 RHO -MI-


INTERVIENE

 

GIORGIO CREMASCHI

Presidente Comitato Centrale FIOM-CGIL


Interverranno lavoratori e delegati di:


Eutelia, Arkama, Italtel, Sealed Air (ex Grace), Alfa Romeo,

Cooperativa Alfa Nerviano, Cooperativa Origgio,

Coordinamento "Lavoratori Uniti Contro la Crisi".


Nel corso dell'iniziativa verrà presentato il nuovo libro di Giorgio Cremaschi                           "Il regime dei padroni"


Organizzano:


Coordinamento Lavoratori Nord Ovest                                                                              - e-mail- Coordlavoratorinordovest@gmail.com       

Coordinamento Lavoratori Alto Milanese                                                                            -e-mail- Coordlavoratoriam@alice.it

 

 

SABATO 22 GENNAIO 2011

CORTEO A NERVIANO DEI LAVORATORI DELLA CORENA OCCUPATA!

BASTA SFRUTTAMENTO
BASTA PRECARIETA'
VOGLIAMO LAVORO, DIRITTI E DIGNITA'!


Da tempo denunciamo le condizioni di lavoro inumane all’interno delle cooperative della logistica:

- Lavoratori a cui viene negato il diritto di sciopero con le manganellate.
- Lavoratori licenziati semplicemente per aver scelto di essere rappresentati da un sindacato diverso da quelli allineati all’azienda.
- Orari e turni di lavoro scelti a discrezione esclusiva del capetto di turno.
- Giochi di scatole cinesi tramite sistemi di subappalti che “impediscono” di trovare i responsabili dei vari fallimenti pilotati facendo cosi’ ricadere il prezzo esclusivamente sui lavoratori (stipendi non pagati, TFR che spariscono ecc…).
- Situazioni ambigue dove spesso i reali padroni sono ‘Ndrangheta o Camorra.

Insomma un mondo del lavoro basato sullo schiavismo, alimentato dal ricatto occupazionale che si ripresenta ad ogni cambio di appalto e/o sub-appalto, con il solito dispositivo che vede le società subentranti, senza nessun obbligo di integrare i lavoratori già presenti alle stesse condizioni normative e retributive previste dal contratto nazionale di settore.

Ergo “lavori solo se mi costi meno di ieri e più di domani” questa è la rappresentazione del piano inclinato in cui, ad ogni passaggio di società, si vedono scivolare diritti e salario con nuovi rapporti di lavoro, sempre più precari e a condizioni sempre peggiori.

Queste condizioni sono favorite anche dal ricatto che lega i lavoratori immigrati alla figura di non-cittadini, in quanto se licenziati, perdono il diritto di restare in Italia e dopo soli 6 mesi diventano “illegali” a rischio di arresto e per questo prediletti dai “signori dei sub-appalti”.

Le Lavoratrici e Lavoratori Alfa coop. Parrini-Corena rientrano in molti aspetti in questo scenario ed hanno deciso di lottare occupando da piu’ di 20 giorni lo stabilimento proprio per tutelare l'occupazione di 65 persone alle condizioni normative e retributive previste dal contratto nazionale senza deroghe o condizioni capestro.

Siamo certi che questa lotta, come quelle di altri lavoratori della logistica, dalla Ta.Im. di Varedo, alla CLO di Lachiarella, alla coop. Papavero di Cerro al Lambro, che rivendicano lavoro, diritti e dignità, serva anche a rompere il silenzio su quanto accade a milioni di lavoratrici e lavoratori che tutti i giorni lavorano in grigi capannoni anonimi, per pochi euro l'ora, garantendo a tutti noi le merci che giornalmente consumiamo.

QUINDI INVITIAMO TUTTI A PARTECIPARE AL CORTEO DI SABATO 22 GENNAIO A NERVIANO PROMOSSO DAI LAVORATORI IN LOTTA DELLA COOP ALFA!

Concentramento
Ore 14.30 Davanti ai cancelli della CORENA (Via Marzorati – Nerviano)

Per adesioni:
lasciloria@yahoo.it

 

Corena, senza Tfr
Accordo bocciato

Gli operai della cooperativa hanno scelto la linea dura: i dipendenti chiedono anche il pagamento degli stipendi di dicembre e la cassa integrazione

Occupazione magazzino Corena di Nerviano

Nerviano, 18 gennaio 2011- Un accordo che non s’ha da fare. Almeno per le attuali condizioni che propone. Per questo i lavoratori della cooperativa Alfa, che da tre settimane stanno occupando il magazzino della Corena, l’azienda di via Marzorati che si occupa del trattamento, della logistica e del magazzinaggio dei resi dei giornali, hanno espresso parere contrario. Sul piatto della bilancia, a fronte dello sgombero immediato del magazzino, c’erano il pagamento di stipendio e Tfr e alcuni mesi di cassa integrazione in deroga.

Quello che è appena trascorso è stato un fine settimana molto movimentato per i 65 dipendenti della cooperativa che dal 31 dicembre sono rimasti senza lavoro a causa della decisione della Parrini, società che deteneva l’appalto che aveva poi affidato alla cooperativa, di trasferire il lavoro in un’altra azienda, probabilmente a Corbetta. L’ultimo incontro fiume durato nove ore ha visto l’Unione sindacale di base rifiutarsi di firmare l’accordo proposto da Cgil e Cisl, e al quale Parrini, Corena, Alfa e le istituzioni non si erano opposte. «Lasciando il tavolo delle trattative, non hanno fatto altro che rendere un cattivo servizio ai lavoratori per i quali i sindacati dovrebbero essere un punto di riferimento - fanno sapere dalla Cgil -. Quello che avevamo proposto insieme alla Cisl era un accordo migliorativo della posizione dei dipendenti della cooperativa Alfa, anche perché le aziende coinvolte hanno la necessità di riavere il magazzino che loro occupano. Per questo un accordo del genere sarebbe stato utile per i lavoratori e avrebbe tutelato i loro diritti». Nelle ultime ore le voci della firma di alcuni accordi si rincorrono molto velocemente in paese, ma Giuseppe Tampanella della Usb smentisce e rispedisce le accuse al mittente.

«Non è stato firmato nulla. Le nostre richieste sono chiare da mesi - spiega il sindacalista -: vogliamo che a tutti i lavoratori vengano pagati lo stipendio del mese di dicembre e il Trattamento di fine rapporto. Inoltre, chiediamo la cassa integrazione in deroga o la mobilità per tutti e l’impegno che tutti i dipendenti della cooperativa Alfa vengano contattati per avere un altro posto di lavoro. L’ultimo accordo proposto non fornisce invece alcuna garanzia in merito alla possibilità di una nuova occupazione. Per questo tutti i dipendenti della cooperativa Alfa, tranne uno, lo hanno bocciato». A questo punto l’occupazione del magazzino di via Marzorati continua. «All’interno dei locali della Corena - aggiunge Tampanella - ci sono prodotti del valore di diversi milioni di euro, quindi è normale che la proprietà abbia interesse a velocizzare lo sgombero. L’accordo che i lavoratori hanno rifiutato prevedeva che già dal giorno successivo alla firma i lavoratori avrebbero lasciato entrare i camion. Finché non ci verrà dato quello che chiediamo, l’occupazione proseguirà».

di Cristiana Mariani



Corena
una svolta positiva
pagati
gli stipendi

Probabile anche la ripresa delle attività all'interno del magazzino nervianese di via Marzorati. I sindacati ora chiedono calma e nessuna strumentalizzazione di tipo politico



Occupazione magazzino Corena di Nerviano

Nerviano, 21 gennaio 2011- Una luce in fondo al tunnel. Quella di ieri mattina ha rappresentato un vero spiraglio di speranza per i 65 dipendenti della cooperativa Alfa che da oltre da oltre venti giorni stanno occupando il magazzino della Corena. Proprio ieri, infatti, è stato pagato lo stipendio del mese di dicembre a tutti i lavoratori. Nei giorni scorsi si erano susseguiti incontri e trattative che avevano visto protagonisti i tre sindacati coinvolti - Filt Cgil, Fit Cisl e Usb -, le istituzioni e tutte le aziende della lunga filiera di appalti di cui la cooperativa è protagonista, in prima linea Parrini, che proprio il 31 dicembre aveva sancito la decisione di far terminare anzitempo la produzione negli stabilimenti nervianesi di via Marzorati per trasferirli probabilmente a Corbetta. La scelta dei lavoratori di bocciare l’accordo proposto da Cgil e Cisl, però, aveva gettato qualche ombra sulla possibilità di riuscire a trovare una soluzione in tempi brevi. Ieri il colpo di scena. «Le estenuanti trattative che Cgil e Cisl hanno condotto nei giorni scorsi - spiegano i responsabili dei due sindacati - hanno posto le condizioni perché l’azienda stia rispettando la prima parte dell’accordo, ovvero il pagamento di stipendi e competenze arretrate». Un’altra importante novità per tutti i dipendenti della cooperativa Alfa potrebbe arrivare nei prossimi giorni. «Sembra che la riapertura delle attività produttive all’interno della Corena di Nerviano possa diventare realtà». Cgil e Cisl invitano quindi al mantenimento di toni pacati nel confronto fra le parti: «Ora che ci sono le condizioni per una svolta positiva della vicenda, si deve evitare di degnerare su piani che non appartengono alle nostre organizzazioni. Per questo speriamo che si evitino speculazioni politiche».

Nonostante la buona notizia giunta ieri mattina, l’attenzione nel magazzino di via Marzorati resta alta e l’occupazione da parte dei lavoratori continua. Per far sentire la propria vicinanza ai dipendenti, che durante il giorno dell’Epifania sono anche stati lasciati al freddo visto che la proprietà dell’azienda ha deciso di interrompere la fornitura di gas, gli operai di altre aziende del territorio, alcuni sindacalisti e i rappresentanti del Collettivo Oltreilponte parteciperanno domani a un corteo di protesta. «La nostra lotta proseguirà - commenta Giuseppe Tampanella dell’Unione sindacale di base - fino a quando tutti i diritti dei lavoratori verranno rispettati e garantiti, compresa la ricollocazione di ognuno di loro».

di Cristiana Mariani

“Il Giorno”



Corena, una lezione per il futuro pubblicata da Nicola Roselli il giorno venerdì 11 febbraio 2011 alle ore 1.48

Corena Nerviano, doccia fredda per tutte le cassandre che parlano di "morte" della "lotta di classe", mentre la vera lotta di classe da alcuni anni è quella dei "padroni" contro i lavoratori, cancellando diritti e conquiste che non hanno garantito solo "l'operaio" ma lo stesso sviluppo civile e sociale del nostro paese.

La vittoriosa lotta dei lovoratori Corena è l'esempio tangibile di come proprio i lavoratori siano i veri PROTAGONISTI del loro destino, gli unici che fuor da ogni delega hanno la capacità di decidere cosa è meglio per loro, anche superando le furbizie di certo sindacalismo d'accatto. L'incontro, la condivisione, la repulsa di qualsivoglia opportunismo politico o "partitico",  in nome di una grande unità tra lavoratori e soggetti "antagonisti", ha dimostrato che "vincere si può". Contro la miserabile ricerca del profitto ad ogni costo, lo sfruttamento di uomini e donne,  per la riconquista di una dimensione sociale e di dignità nel lavoro.

Proprio partendo da questo importante risultato, singoli compagni, realtà di lotta "auto-organizzate", sindacati di base, "partiti" che hanno come riferimento la "classe", ma soprattutto i lavoratori hanno un nuovo compito non più derogabile.

La necessità di costruire, anche nella nostra Zona, un soggetto unitario in opposizione alle politiche della destra

Contro le logiche padronali del "marchionne pensiero", la precarizzazione del lavoro e della vita,  le politiche di amministrazioni sempre più "affamate" di territorio ma sempre più tolleranti verso razzismi e fascismi in camicia nera o "verde". Soggetto che lotti per la difesa del territorio, dei beni comuni, per la riconquista di servizi e spazi sociali.

Politici e governi locali permeabili se non complici delle mafie. "Impresa criminale" sempre più protagonista di quel neo-assetto economico -modello regionale Formigoniano di  stampo clerical/fascista-  che proprio con Expo 2015  potenzialmente trova la sua massima espressione.

 

La resistenza paga, la lotta paga, UNITI CONTRO CRISI.

La Lotta Continua....

Bravo Giuseppe, brava Usb, GRANDI LAVORATORI DELLA CORENA.

 

Nicola Roselli

 

ADERISCI ALL’APPELLO Per lo Sciopero generale e generalizzato contro Governo e Confindustria incontriamoci a Roma il 26 febbraio per uno sciopero generale e generalizzato!

Dopo la resistenza sui tetti e nelle mille vertenze sparse contro chiusure aziendali, ristrutturazioni e licenziamenti, la giornata del 28 gennaio ha visto scendere in piazza in decine di manifestazioni in tutta Italia, migliaia e migliaia di lavoratrici e lavoratori metalmeccanici, affiancati da tantissimi giovani e da altrettanti lavoratori di tutti gli altri settori, facilitati nella loro mobilitazione dalla felice decisione di alcuni sindacati di base di generalizzare a tutte le categorie con un proprio sciopero l’iniziativa della Fiom.

Questa importante convergenza è un primo segnale che va valorizzato, pur nel rispetto delle legittime differenze sindacali, con la messa da parte di divisioni e “patriottismi” di sigla di fronte alla brutalità di questa offensiva padronale che vuole azzerare i diritti conquistati con decenni di lotte e che vuole eliminare ogni forma di rappresentanza conflittuale.

In tutti i cortei è risuonata la rivendicazione di un grande sciopero generale unitario contro Governo, Confindustria e contro i tagli imposti dall’Unione europea. A molte di queste manifestazioni hanno preso parte, in maniera unitaria, anche le delegate e i delegati autoconvocati che stanno promuovendo da giorni un appello per uno sciopero generale e generalizzato e per un incontro nazionale autoconvocato di delegate/i, rsu, rsa e comitati di lavoratori che non hanno possibilità di una rappresentanza classica (precari, immigrati, ecc…).

Per questi motivi vi invitiamo a firmare questo appello e a diffonderlo in ogni luogo di lavoro.

Ma una firma non basta a fermare l’offensiva padronale. Dobbiamo incontrarci e costruire punti di convergenza utili alla mobilitazione, alla resistenza alla crisi e alla costruzione dal basso dello sciopero generale e generalizzato di cui c’è bisogno.

 

Per Organizzare la partecipazione dalla Lombardia all’assemblea nazionale, per rilanciare il coordinamento e l’iniziativa autonoma dei lavoratori, per cominciare a porre le basi del nostro lavoro comune, invitiamo tutti e tutti i lavoratori/trici a partecipare

all’incontro autoconvocato

mercoledì 16 febbraio ore 20.30 a Milano in via Pichi 3 (citofono 33 – traversa via Gola zona ticinese)

I lavoratori Uniti Contro la Crisi di Milano

Info: coordinamentolucc@yahoo.it – 3494906191 – uniti.gnumerica.org

ADERISCI ALL’APPELLO

Per lo Sciopero generale e generalizzato 

contro Governo e Confindustria incontriamoci a Roma il 26 febbraio

 Per adesioni: <span>scioperogenerale@gmail.com</span>

La pesante crisi economica internazionale sta provocando massicce ristrutturazioni, chiusure aziendali, licenziamenti di precari, cassa integrazioni, abbattimento di salari e pensioni, povertà crescente. Nessuno può sentirsi escluso o garantito. Chi non è colpito oggi, rischia seriamente di esserlo già domani.

In questo clima la prova di dignità e di consapevolezza di classe offerta a tutte/i noi dalle/i 2300 operaie/i di Mirafiori nel referendum ricatto del 14 gennaio costituisce un decisivo incoraggiamento nel far fronte alla guerra totale che Marchionne (con la complicità del governo Berlusconi-Sacconi-Brunetta, della Confindustria e di Cisl-Uil-UGL, ma anche con il sostegno di gran parte del ceto politico istituzionale) ha sferrato contro i diritti e le condizioni di lavoro e di vita delle lavoratrici e dei lavoratori del nostro paese. Anche tutti i padroni, pubblici e privati sono avvisati: il modello Marchionne, incentrato sulla volontà di mettere la parola fine alle conquiste e alle tutele imposte con le lotte dal dopoguerra ad oggi, a partire dai contratti nazionali, dal diritto ad ammalarsi e dal diritto di sciopero fino alla cancellazione dei diritti sanciti dalla stessa Costituzione, non passerà senza incontrare dure resistenze.

Buona parte delle lavoratrici e dei lavoratori, indicano i risultati del voto di Mirafiori, non sono disposti ad accettare con rassegnazione e con passività un modello reazionario di relazioni sindacali, il divieto per loro di decidere sugli accordi che li riguardano e di scegliersi la propria legittima rappresentanza, in poche parole, dunque, vogliono difendere la possibilità di avere un sindacato dei lavoratori, di classe, democratico e conflittuale.

Alla Confindustria e al Governo interessa solo imporre un sistema a “Diritti Zero” per garantire i profitti per padroni, amministratori e speculatori vari anche in regime di crisi. Un modello che per la libertà di pochi di arricchirsi, calpesta i diritti e nega un futuro alla stragrande maggioranza della popolazione lavoratrice.

Il risultato del voto di Torino ci dice che la partita è ancora aperta e che il suo esito, dunque, dipende da tutte e tutti. La vittoria padronale di questa battaglia potrebbe rappresentare un ennesimo spartiacque nella regressione sociale e culturale del paese ancora più grave di quello che fu la sconfitta ai cancelli della FIAT del 1980.

Bene ha fatto la Fiom a proclamare per il 28 gennaio lo sciopero generale di 8 ore di tutti i lavoratori e le lavoratrici metalmeccanici. Vogliamo che quella giornata diventi una giornata di sciopero e di lotta generale, indipendentemente dal comparto e dal sindacato di appartenenza, di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori del nostro paese che soffrono come e, in qualche caso, di più dei metalmeccanici, la brutalità dell'attacco padronale.

Mentre in tutta Europa si sta scioperando contro i governi, il padronato ed i tagli imposti dalla UE, solo in Italia l’idea di un grande sciopero generale unitario che ricomponga nella mobilitazione le mille vertenze di resistenza alla crisi sembra un tabù.

Le sottoscritte e i sottoscritti delegati RSA o RSU e lavoratori iscritte/i o non iscritte/i a varie sigle sindacali salutano come positiva la scelta della Confederazione Cobas e di varie altre organizzazioni di categoria del sindacalismo base di associarsi nella proclamazione di sciopero alla data indicata dalla Fiom e chiedono con forza a tutte le altre sigle sindacali che a livello categoriale o confederale non hanno sottoscritto l'accordo-capestro di Mirafiori di proclamare per la medesima data del 28 gennaio una giornata di sciopero generale di tutte le categorie, dando così a tutti i lavoratori, agli studenti, ai precari, agli immigrati e ai movimenti di lotta la possibilità di scendere in piazza e di dare un primo grande segnale unitario di resistenza alla crisi dal punto di vista autonomo dei lavoratori.

Per questo facciamo appello a tutti i lavoratori e lavoratrici che lottano contro crisi e licenziamenti, indipendentemente dalla loro collocazione sindacale, per costruire un collegamento che unisca le forze su alcuni obiettivi comuni.

Dopo la giornata del 28 - che deve essere e sarà una grande occasione di lotta - occorre lavorare da subito per dare continuità alla mobilitazione e per costruire un nuovo appuntamento ancor più unitario e generale. Per discutere e lavorare per questo e per condividere piattaforme di lotta comuni, proponiamo un incontro nazionale di delegate e delegati autoconvocate/i di tutte le categorie pubbliche e private da tenersi a Roma nella giornata del 26 di febbraio.

 

 

RILANCIAMO LA MOBILITAZIONE CONTRO GOVERNO E CONFINDUSTRIA. 

GIU’ LE MANI DAI DIRITTI! NO AL PATTO SOCIALE – SCIOPERO GENERALE!

 

 

Diamo appuntamento a tutte e tutti per una grande 

Assemblea nazionale 

Roma - 26 febbraio - ore 9,30

sala del Nuovo Teatro Colosseo

via Capo D'Africa, 29/A 

a pochi minuti dalla fermata "Colosseo" della Metro B (vedi mappa) .

 

 

Firmatari Appello: 

Pasquale Loiacono, rsu Fiom Fiat Mirafiori; Raffaele Argenta, operaio Fiom Fiat Mirafiori; Ciro D’Alessio, rsu Fiom Fiat Pomigliano; Mimmo Loffredo, rsu Fiom Fiat Pomigliano; Stefano Birotti, rsu Fiom Fiat Pomigliano; Raffaele Manzo, rsu Fiom Fiat Pomigliano; Luigi Sorge, rsu Usb Fiat Cassino; Diego D’Agostino, Usb Fiat Cassino; Arduino Fraveto, Usb Fiat Cassino; Adriano Alessandria, rsu Fiom Lear Torino; Giorgio Mauro, rsu Fiom Same Bergamo; Corrado Scotti, rsu Fiom Same Bergamo; Massimo Mandelli, rsu Fiom Same Bergamo; Giuseppe Bonazzi, rsu Fiom Same Bergamo; Andrea Paderno, rsu Fiom Same Bergamo; Matteo Carioli, rsu Fiom Same Bergamo; rsu Aeroporto di Genova; Carmen Sanfilippo, rsa Filcams Cogetech Gaming (To); Alberto Pantaloni, rsu Slc Comdata Torino; Massimiliano Murgo, Flmu Cub Marcegaglia Buildtech Milano; Carlo Carelli, rsu Cgil Unilever Lodi; Massimo Ferrari, rsu Vigili del Fuoco Lodi; Angelo Pozzi, rsa DB Milano; Rosario Salzano, rsa DB Milano; Michele Salvi, rsu Usb Regione Lombardia; Nando Simeone, rsa Filcams Farmacap Roma; Riccardo De Angelis, rsu Flmu Cub Telecom Italia, Roma; Leonardo De Angelis, rsu Filcams Sistemi Informativi Roma; Daniela Cortese, rsu Snater Telecom Sparkle Roma; Ettore Pasetto, rsu Fiom ElsagDatamat Roma; Flavia Fornari, rsu Slc Cinema Moderno The Space Roma; Andrea Fioretti, rsa Flmu Cub appalti Sirti Roma; Francesco Cori, Coordinamento Precari Scuola Roma; Francesco Locantore, Coordinamento Precari Scuola Roma; Federico Sciarpelletti, rsu Slc Vodafone Roma; Franco Lovascio, Usb Livorno; Giuseppe Violante, rsu Fiom Maserati; Matteo Parlati, rsu Fiom Ferrari; Francesco Doro, rsu Fiom Officine Meccaniche Padova; Enrico Pellegrini, rsa Musei Civici Venezia; Maurizio Patelli, rsu Fiom KPL Packaging; Mauro Nanni, rsu Fiom KPL Packaging; Marco Odirici, rsu KPL Packaging; Massimo Graziosi, rsu Fiom KPL Packaging; Andrea Bonasoni, rsu Fiom KPL Packaging; Luciano Momari, rsu Fiom KPL Packaging; Davide Bacchelli, rsu Fiom IMA Bologna; Stefano Brunelli, rsu Filctem Cgil Irem Torino; Massimo Braschi, rsu Filctem Cgil Terna; Aljossa Stramazzo, rsa Fisac Cgil Torino; Alessandro Perrone, coord. cassintegrati Eaton Monfalcone; Francesco Santoro, rsu Terim Modena; Roberto Firenze, rsu Usb Comune di Milano; Stefano Fontana, Fiom Fincantieri; Susanna Sedusi, rsu Comune di Padova; Alessandro Busetto, rsu Cub Università Venezia; Antonino Marceca, Coordinamento Cgil Medici Aulss Veneziana; Stefano Castigliego, rsu Fiom Fincantieri; Silvestrino Turicelli, rsu Fiom Fincantieri; Davide Saccoman, rsu Fincantieri; Paolo Martellotti, disoccupato Fillea Padova; Leonardo Favaro, rsu Filcams SME spa Treviso; Pino Angione, Direttivo Slc Cgil Treviso; Fabio Braido, rsu Flai Cgil Treviso; Francesca Roncacci, rsu Slc Vodafone Roma; Fabio Binetti, rsu Slc Vodafone Roma; Alessandro Fico,operaio Fiom IRINOX Treviso; Sergio Padovan, operaio Fiom Elettrolux Treviso; Ezio Rubert, rsu Filctem; Stefano D’Intinosante, rsu Fiom; Riccardo Filesi, coord. cassintegrati Alitalia Cub Trasporti Roma; Luca Climati, rsu Usb Inpdap Roma; Roberto Villani, Cobas Scuola Roma; Fabrizio Burattini, Direttivo nazionale Cgil; Rita Borsani, Assicurazioni Generali Roma; Paolo Tani, Rsa Usb AMA Roma; Ilario Germinario, pensionato; Federica D'Alessandro, Coordinamento Precari Scuola Roma; Ermanno Cerati, pensionato Vicenza; Eugenio Giordano, Alenia Pomigliano Direttivo Fiom Napoli; Bruno Buonomo, FLC-Cgil INFN; Paola Gasbarri, rsu Asl 12 Venezia; Antonello Tiddia, rsu Cgil Carbosulcis; Silvia Cortesi, DB Milano; Angelo Imbrogno, rsu Cobas scuola Roma; Manuela Consogno; Osvaldo Celano, rsu Fiom Marcegaglia Buildtech Milano; Eugenio Trebbi, rls/rsu HP Roma; Gigi Malabarba, operaio Alfa Romeo Arese in pensione; Riccardo Rossi, rsu FLC Cgil Enea Brindisi; Ferruccio Nobili, Provincia di Roma; Matteo Moretti, rsu Fiom GKN Driveline Firenze; Renato Pomari, rsu Fiom IBM Vimercate; Nadia Schavecher, RSU Filctem Milano; Giliola corradi, Fisac Cgil Verona; Gianfranco Coccoli, Direttivo Cgil Padova; Gabriele Vesco, FP Cgil Venezia; Gian Luigi Deiana, Cobas Scuola Sardegna; Roberto Loddo, Rsa Slc Cgil Kistio; Raoul Malatesta, RSA FISAC Monte Titoli Direttivo Fisac Cgil Milano; Francesco Buonavita, INCA Cgil Torino; Mariagrazia Perissin, insegnante; Francesco Vernocchi, INFN, Genova; Paolo Agrestini operaio precario Roma; Fabrizio Cottini, Fiom Cgil Sielte; Sante Marini, Fiom Cgil Alcatel Alenia; Maurizio Bacchini, Fiom Cgil Baxter SpA Roma; Marina Citti, Cgil Menarini SpA Pomezia; Claudio Simbolotti, ferroviere RFI Roma; Andrea Montella, Spi Cgil Pisa; Paola Baiocchi, giornalista mensile “Valori”; Giovanni Tozzi, pensionato Spi (ex rsu Fiom); Franco Spirito, rsu Cobas IC Lippi Prato; Giuseppe Bellanova, rsu Fiom Calzoni srl; Cristiano Baglioni, Filcam Cgil Roma; Franco Spirito, rsu Cobas IC Lippi Prato; Renato Caputo, docente Roma; Paolo Rossato, Direttivo Filcams Cgil Trentino; Tullio Coppola, rsu Cobas Scuola IPC “EUROPA” Pomigliano; Rino Sanna; Andrea Tesini, Direttivo FP Cgil Bologna; Alfonsina Palumbo, Rsa Fisac Cgil Benevento; Lorandi Luciano, Presidente direttivo Filcams Cgil Trento; Armando Zenorini, rsu-rls Fillea Cgil Quarella Pescantina (VR), Segreteria Provinciale Fillea Cgil di Verona; Mauro Puliani, Amministrazione Provinciale di Roma; Delia Fratucelli, rsu Slc Cgil Poste Italiane Torino; Mauricio Pasquali, Slc Cgil Marche; Flavio Guidi, rsu Usb-Cobas Istituto "E. Amaldi" Barcellona (Spagna); Virginio Pilò, CUB Università Bologna; Rossella Maria Lena, rsu Cobas Scuola Liceo Artistico Lucca; Luigi Pispisa, rsu Cobas PT Cub Torino; Rossana Montecchiani, insegnante; Donatella Biancardi, rsu Usb Giunta Regione Lombardia; Giuseppe Binosi, rsu Usb Giunta Regione Lombardia; Marco Sironi, Rsu Comune di Dalmine; Domenico Stratoti, Direttivo Filcams Cgil Lazio; Achille Zasso, Direttivo Cgil Milano; Sergio Ruggieri, www.ariaprecaria.org; Silvia Vezzosi, Rsu Slc Cgil Vodafone Pisa; Lorena Tacco, operaia metalmeccanica; Luca Maraucci, Coordinatore Fiom rsu Ognibene SpA Reggio Emilia; Dante Bedini, Direttivo Flc Cgil Treviso e Direttivo Cgil Treviso; Daniele Debetto, rsu Filctem Pirelli PIP Settimo Torinese; Marinella Gondoni, impiegata AUSL Bologna; Antonio Piro, rsu Cobas Provincia di Pisa; Claudio Rognini, rsu Cobas Provincia di Pisa; Claudio Giacomelli, rsu Cobas Provincia di Pisa;Spartaco Martinelli rsa Filcams Cgil Ipercoop Casilino Roma; Irene Rossetti, rsu Flmu Cub Comdata Torino; Federico Giusti, rsu Cobas Comune di Pisa; Laura Scappaticci, impiegata Frosinone; Marina Frattini, rsu USB Taranto, Antonello Colaiacomo, rsu Atac Roma Direttivo Filt Cgil Lazio; Fabio Feliziani; Donato Romito, rsu Unicobas Pesaro; Elena Montella, studentessa universitaria Pisa; Luciano Luca Pasetti, rsu Filcams Cgil Carrefour Milano; Savina Ragno, rsu Coop Adriatica Bologna; Deo Peppicelli, rsu SLAI Cobas IBM Roma; Luisa Tanzi, rsa Filcams Cgil Cisagest Jesi (AN); Vilma Gidaro, rsu FP Cgil ICCU Direttivo FP CGIL Roma Centro; Bruno Demartinis, Cobas Scuola Genova; Gianni De Giglio, lavoratore ristorazione; Matteo Lenelli, Cusano Milanino (MI); A.M.A.R. Assemblea Movimenti Attivi Rivoluzionari movimento di ferrovieri Bologna; Giuseppe Vassallo "Giosino", Direttivo Filctem Cgil Genova; Maurizio Attanasi, Direttivo provinciale Fisac Cgil Milano; Domenico, Calderoni rsu Fialtel SSC srl; Domenico Zeuli, rsu Fialtel Telecom Italia SpA; Ivan Pacorig, cassaintegrato Fiom SBE Monfalcone (GO); Alido Contucci, Usb CRI Roma; Luigi Presutti, rsu Filt Cgil Atac Roma

 

Pomigliano non si piega. In un libro parlano gli operai.

Da quel fatidico 22 giugno dello scorso anno, quando gli operai di Pomigliano espressero nel referendum sul ricatto imposto da Marchionne una opposizione che spazzò i sogni plebiscitari del manager col maglioncino, sulla Fiat hanno parlato e scritto tutti. Economisti, politici, giornalisti, dirigenti sindacali, filosofi uomini di spettacolo. 

Ora parlano gli operai.

Il libro Pomigliano non si piega. Storia di una lotta operaia raccontata dai lavoratori non è un libro “sugli” operai, non è un libro “per gli operai”, ma è un libro “degli operai”. 

Si tratta di un gruppo ben definito: i lavoratori della Fiat di Pomigliano d’Arco e dell’indotto che in questi anni hanno costruito un sistematico intervento politico nella fabbrica attraverso il circolo di Rifondazione comunista Fiat auto-Avio e nella Fiom-Cgil. 

I contributi raccolti non sono quindi semplici testimonianze, anche se non mancano le descrizioni puntigliose della vita nello stabilimento e del conflitto politico e sindacale che lo attraversa, ma sono il frutto di una elaborazione collettiva che non teme di porsi all’altezza della sfida lanciata dal management Fiat. 

Non è retorica dire che il 22 giugno, quel 36 per cento di No a Marchionne hanno segnato il punto di svolta nel conflitto operaio nel nostro paese. Più volte il segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini ha ribadito questo punto: senza quel voto non ci sarebbe stata la grande manifestazione del 16 ottobre 2010, che per la prima volta da anni ha posto il conflitto operaio come pietra angolare per la costruzione dell’opposizione nel nostro paese e come elemento di guida e traino per l’insieme dei movimenti di opposizione sociale. È stato quel voto ad aprire la strada al No della Fiom all’accordo di Mirafiori, con il 46 per cento di contrari (la maggioranza fra gli operai) che ha spinto a una nuova e ulteriore radicalizzazione dello scontro in Fiat e non solo.

 

Assemblea dei coordinamenti e dei comitati dei lavoratori e lavoratrici autoconvocati contro la crisi Gli ordini del giorno approvati

 

New Contratto separato anche nel commercio 

III Assemblea Nazionale 

dei Coordinamenti, 

dei comitati, 

delle delegate e delegati, 

delle lavoratrici e dei lavoratori

autoconvocati contro la crisi

Nel 3° incontro Nazionale, riuniti a Roma nel nuovo teatro Colosseo, abbiamo assistito ad un evidente salto di qualità e di partecipazione, rilanciando la necessità di un rinnovato e radicale protagonismo di classe, emerso negli oltre 30 interventi di lavoratrici e lavoratori. 

All’assemblea hanno preso parte più di trecento delegati e lavoratori che hanno voluto in tal modo sollecitare la massima unità e la massima incisività nella lotta contro il modello Marchionne che, dopo Mirafiori e Pomigliano, sta estendendosi oltre la stessa Fiat. Quel modello, con il pretesto della crisi e della concorrenza globale, punta allo smantellamento dei diritti e delle tutele sindacali e vuole riportare la condizione delle lavoratrici e dei lavoratori indietro di un secolo.La denuncia del piano Marchionne, come unico modello di gestione della crisi, ha 

visto la necessità del rilancio della piattaforma di lotta sulla quale chiedere una mobilitazione vasta e unitaria contro queste politiche antipopolari:

  • Blocco dei licenziamenti, delle chiusure delle fabbriche, delle esternalizzazioni, dei tagli all’istruzione, alla ricerca e alla spesa sociale;
  • Lotta all’aumento dei ritmi e alla produttività;
  • Contro le speculazioni edilizie e finanziarie, principali cause di chiusure e delocalizzazioni;
  • Per la distribuzione del lavoro che c’è, “lavorare meno lavorare tutti” a parità di salario e per l’accesso e la continuità del reddito;
  • Per la stabilizzazione di tutti le/i precari/e e gli atipici, cancellazione delle leggi sulla precarietà;
  • Per dire No all’eliminazione del CCNL e alla ristrutturazione dei diritti di tutto il mondo del lavoro;
  • Per una effettiva reale e diretta rappresentanza sindacale dei lavoratori in ogni luogo di lavoro, tutti eleggibili tutti elettori;
  • Contro la Bossi-Fini, per l’estensione dei diritti ai lavoratori migranti;
  • Ritiro del “collegato lavoro” e della Riforma Gelmini;
  • Contro lo statuto dei lavori, per la difesa dello Statuto dei Lavoratori

L’assemblea, inoltre, invita tutti i movimenti sindacali, sociali, ambientali che si oppongono all’offensiva padronale e governativa a individuare un percorso comune che costruisca tempestivamente, al di là delle ambiguità, delle timidezze e dei continui rinvii della Cgil, una giornata di lotta e di mobilitazione nazionale e una grande manifestazione a Roma.
Per questo proponiamo a tutti i soggetti interessati, un percorso dal basso e partecipato finalizzato alla costruzione di una assemblea nazionale che lanci la mobilitazione.
Infine, ribadiamo la necessità di costruire coordinamenti locali e/o rafforzare e sviluppare quelli già esistenti, per costruire un coordinamento nazionale effettivamente rappresentativo di tutti i territori e che possa sviluppare il conflitto di classe in tutto il paese, per contribuire alla costruzione di un vero sciopero generale e generalizzato unitario e dal basso.

Roma, 26 febbraio 2011

Assemblea dei coordinamenti e dei comitati dei lavoratori e lavoratrici autoconvocati contro la crisi

Gli ordini del giorno approvati

 

INVITO Venerdi 11 Marzo alle ore 21 Presso la sala “ Donadoni “ del Circolone ( 1° piano) in via S. Bernardino 12 Legnano

 

 

 

INVITO  

Venerdi   11 Marzo  alle ore 21  Presso la sala “ Donadoni “ del Circolone  ( 1° piano) in via  S. Bernardino 12 Legnano
 

 

Serata di Approfondimento sugli Ammortizzatori  Sociali

A cura del COORDINAMENTO LAVORATORI ALTO MILANESE

 

  • Introduce la discussione Giovanni Pini - Funzionario CGIL - aderente al Coordinamento Lavoratori Alto Milanese.
  • Coordina Vincenzo Di Blasi - Delegato RSU FIOM-CGIL - Aderente al Coordinamento Lavoratori Alto Milanese. 

 

 

La  serata ha l’obbiettivo di approfondire e comprendere l’uso degli ammortizzatori sociali come strumenti di tutela della condizione di vita e di occupazione dei Lavoratori.

Tali strumenti, ancora troppo poco conosciuti, assumono un'importanza fondamentale, in un periodo di crisi, come quello odierno ed assumono l'importanza di una sorta di contrattazione di 2° Livello. Purtroppo, al contrario, essi sono vissuti, troppo spesso, come atteggiamento di passività e di resa, da parte degli attori delle vertenze.

L'incontro si propone di lanciare uno sguardo, in generale su tutte le forme di ammortizzatori sociali, sulle deroghe contrattuali apportate in questi 2 anni di crisi, con particolare attenzione applicazione di tali strumenti nell’area dell’industria e del commercio.

Testimonianze e contributi da parte di altri settori produttivi o commerciali potranno arricchire il dibattito della serata.

 

 

Coordinamento dei Lavoratori @ alice.it

Cordinamento dei Lavoratori dell’Alto Milanese

 

NOVACETA, IL CURATORE LICENZIA I CASSAINTEGRATI

Novaceta,
il curatore
licenzia
i cassaintegrati

Il sindacalista sergi: "Siamo indignati per il comportamento del curatore, ora 169 famiglie si trovano senza un'entrata economica". Commenta

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Il presidio Novaceta davanti alla Regione

Magenta, 12 maggio 2011- Centosessantanove lettere di licenziamento. Una per ogni lavoratore in cassa integrazione. I primi avvisi inviati dal curatore fallimentare della Novaceta, Carlo Giraudo, sono già stati recapitati. Gli altri arriveranno nelle case degli operai nei prossimi giorni. «Siamo sorpresi, arrabbiati e allibiti per la modalità con cui il curatore ha deciso di agire - commenta Rosario Sergi, segretario territoriale della Filtcem-Cgil -. Il metodo non è tollerabile: inviare le lettere di licenziamento senza convocare prima un tavolo con i sindacati è un percorso che non condividiamo». Alla scadenza della cassa integrazione straordinaria per fallimento (fine luglio) i dipendenti Novaceta non avranno più alcun vincolo contrattuale. «Non è ancora stata scritta la parola fine alla storia di questa fabbrica - commenta Sergi -. C’è una trattativa in corso per il rilancio dello stabilimento: la politica deve attivare al più presto un tavolo per fornire una risposta al problema di 169 famiglie che non possono trovarsi all’improvviso senza un’entrata economica. Ho contattato il sindaco di Magenta e l’assessore provinciale al Lavoro Del Nero perché si trovi una soluzione». La trattativa a cui fa riferimento il sindacato riguarda Avalon e Unicredit.

Avalon, società bresciana che realizza centrali elettriche di nuova generazione, ha presentato un progetto di rilancio di Novaceta e della produzione del filo di acetato di cellulosa, ferma da tre anni. Un piano sostenuto da capitali e materie prime provenienti dalla Repubblica di Panama (America centrale), dove un gruppo di imprenditori locali è interessato a investire nel mercato tessile ed energetico italiano. Il progetto ha già ricevuto la benedizione dei sindacati e di Regione Lombardia, Provincia di Milano e Comune di Magenta. L’attività principale consiste nella produzione di energia elettrica e termica tramite una centrale da 44 megawatt. Cinque serviranno a far funzionare lo stabilimento, gli altri saranno venduti. La centrale termoelettrica sarà alimentata a olio vegetale. Parte delle risorse ottenute dalla cessione di corrente - nel piano si fa riferimento anche a un accordo con il Comune di Magenta per la vendita di acqua calda per scaldare e raffreddare edifici pubblici o privati a un costo inferiore a quello attuale - finanzierebbe la ripresa industriale dello stabilimento, che potrebbe diventare economicamente autonomo nel giro di sei anni. Nel frattempo tutte le spese legate alla manutenzione della fabbrica, dei macchinari e del rilancio del filo di acetato, verrebbero coperte dal mercato energetico. Materie prime - olio vegetale per alimentare la centrale e l’acetato da lavorare in fabbrica - saranno di importazione panamense. 

Il rilancio del polo industriale di viale Piemonte favorirebbe l’occupazione di un centinaio di cassintegrati. Tra il piano promosso dalle istituzioni e dai sindacati e la realizzazione manca un ultimo tassello. L’acquisto dei terreni - 220 mila metri quadrati - di proprietà di Unicredit. I colloqui tra Avalon e l’istituto di credito proseguono. I periti delle parti hanno effettuato un sopralluogo per definire una valutazione economica condivisa. Nei prossimi giorni i contatti riprenderanno per avvicinare domanda e offerta. Ma le lettere di licenziamento destinate ai lavoratori sono arrivate come un fulmine a ciel sereno.

di Luca Balzarotti